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Capitolo XVI: PEUGEOT 106 Rallye

Foto e Testo di Davide Maggitti

Destra 3, Lunga chiude. Le prime parole che mi sono venute in mente camminando attorno all’auto del mio amico Federico, mentre decidevo quali inquadrature fare e come comporre, qui a Prati di Tivo, in Abruzzo. Da appassionato di fotografia e di auto, non potevo non spendere un pomeriggio su queste strade di montagna, contornate da questi colori autunnali, in compagnia di questa “Petite Peste”: una Peugeot 106 rallye 1.3. Questo piccolo passo di montagna è il suo territorio, con la foresta come sfondo che sembra essere viva, in tutte le tonalità di rosso, giallo ed arancione.

La 106 è bianca, con le inconfondibili bande rosse, blu e gialle tipiche di questa versione, i paraschizzi rossi e i bellissimi cerchi in latta, bianchi pure loro. Ti da davvero l’impressione di essere una piccola peste, di saper tirare fuori le unghie nonostante quel piccolo mille-e-tre: piccolo, si…ma incazzatissimo. In effetti è una macchina che ti sfida a mostrarle quanto sei bravo a guidare. E quando pensi di averne il controllo non ci pensa due volte a farti perdere il posteriore in maniera repentina.

Sì, è rinomata in questo, e non ci vuole tanto a capire il perché. Il corpo vettura pesa praticamente nulla, e di questo nulla sulle ruote posteriori c’è molto poco. Basta niente a fare perdere l’aderenza! Questa caratteristica la rende difficile da interpretare, ma agilissima in mani capaci. È  un concetto di auto ancora oggi validissimo, tant’è che queste vetture vengono tuttora impiegate nelle corse in salita. Il rapporto peso potenza è ridicolmente basso, il telaio è molto resistente, il motore è sfruttabilissimo accoppiato ad un cambio molto corto: tutte cose che ti consentono, per dirla chiaramente, di essere una mina su per i passi di montagna.

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In Peugeot, agli inizi anni 90, cʼera una forte attenzione verso le gare, soprattutto rally. Concentrarono tutta l’esperienza maturata sulla mitica 205 per creare un qualcosa di molto più semplice e di molto più pratico. Se ci fate caso, esteticamente le linee sono ancora quelle. Gli interni vennero pensati apposta molto rudimentali ed economici, dato che dopo la vendita sarebbero stati rimpiazzati dallʼallestimento da gara: rollbar, volante a calice, cinture a 5 punti, sedili a guscio, nessun rivestimento o isolante.

Per Federico questa è una sorta di “Scacciapensieri”, uno sfogo, qualcosa che gli permette di staccare dalla vita quotidiana e lo fa divertire su e giù per i passi di montagna il sabato pomeriggio o la domenica mattina. Quando ne parla si vede proprio nei suoi occhi tutta la passione che ha messo su questa macchina. Le piccole modifiche che ha apportato rispetto all’originale, per renderla più vicina alla versione da gara, l’hanno resa un piccolo gioiellino, capace di emozionare senza avere tantissimi cavalli sotto al cofano, semplice con quelle linee spigolose e quei cerchi in latta che sì, non saranno in lega leggera, ma le donano quell’aura da “Rally d’altri tempi”.

Un pomeriggio di corse in salita passato troppo in fretta, complice anche lʼatmosfera che si era creata: fotografandola lanciata verso il colle si vedeva chiaramente quello sguardo un pò cattivo che incute timore, come quello delle icone delle leggendarie prove speciali degli anni 80 e 90…solo un pò più grandi di lei.

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