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Capitolo XVII: HONDA S2000

Affacciandosi dalla finestra di casa sembra tutto così tranquillo in questa fresca mattina estiva a Torino. E’ sabato, le sei son da poco passate e la città ancora dorme, come a riprendere fiato dopo la settimana lavorativa. Da pochi giorni il lockdown si è concluso e si può di nuovo uscire liberamente: è il momento che aspettavo da tanto, è il momento perfetto. La scarica dei fari allo xenon illumina la rampa del garage, rivelando la delicata silhouette della piccola S2000. Lei è diversa rispetto alle sue rivali, arrivata in ritardo al party delle sportive del sol levante, quando ormai la bolla economica che aveva favorito lo sviluppo di auto folli e avveniristiche era già scoppiata. Il suo aspetto discreto ne è la prima testimonianza, qui non c’è traccia di ali, prese d’aria esagerate o fari a scomparsa. Il motore poi è un 4 cilindri in linea da 240cv: a leggere i numeri sulla scheda tecnica un occhio inesperto direbbe che in Honda abbiano mantenuto un basso profilo anche sotto la carrozzeria, eppure… Tanti appassionati non hanno remore ad affiancare il nome della S2000 a quello di mostri sacri del JDM come Lancer, Rx-7 o Skyline. Come ha fatto questa piccola spider a guadagnarsi questa fama? La risposta a questa domanda non si cela sicuramente tra le mille strade della città.

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La lucente carrozzeria arancione scivola in direzione nord, verso le montagne della Val di Susa, le cui cime si stagliano oltre il profilo grigio dei palazzi. Ad ogni semaforo superato sembra che la macchina si faccia più fluida: le temperature raggiungono il livello di esercizio, ma mi piace pensare che sia dovuto al fatto che lei abbia capito quale sarà la destinazione. L’autostrada A32 concede l’opportunità di saggiare le doti velocistiche della “S”, ma è arrivando a Susa che il gioco può cominciare. La ripida salita che si apre oltre la città romanica e raggiunde il magnifico colle del Moncenisio è il mio parco giochi, 22.6 chilometri per 1450 metri di dislivello tracciati come un solco, una veloce firma sulla cartina delle alpi. Qua ogni piega dell’asfalto trasuda storie di grandi campioni del ciclismo e dell’automobilismo e proprio qua in un lontano 27 luglio 1902 si svolse la prima vera e propria competizione di corsa in salita in Italia, vinta da un certo Vincenzo Lancia su Fiat 24Hp. Oggigiorno è diventata meta prediletta dei motociclisti, che la affollano a centinaia nel weekend. Ma sono partito molto presto. Saremo solo io e la S2000.

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Le prime tre marce entrano una dopo l’altra nella precisa griglia del selettore meccanico, accompagnate nel crescendo dal suono di quattro pistoni lanciati verso il limitatore, posto all’incredibile quota di 9150 giri al minuto: l’F20c montato anteriormente è forse il protagonista principale dell’esperienza di guida. Dando per buono il detto americano per cui “only milk comes in two liters”, si può dire che qua il latte sia di primissima qualità. Gli ingegneri Honda hanno avuto carta bianca nello sviluppo, e non fatevi ingannare dalla sigla: questo motore non ha quasi nulla in comune con gli altri propulsori della famiglia F. Nuovo monoblocco, pistoni forgiati, bielle ultraleggere e distribuzione a catena (in luogo della classica cinghia) a comandare un valvetrain spinto alla ricerca degli alti regimi, dotato di fasatura variabile a comando idraulico che sfrutta due distinti profili delle cammes: più semplicemente, VTEC! Tutto ciò ne ha fatto il motore aspirato di produzione con la più alta potenza specifica (125cv/l nella versione Giap con CR11.7), fino all’avvento dieci anni dopo del Ferrari F136fb, montato sulla Ferrari 458 Italia. E’ un propulsore che spiazza sulle prime, soprattutto sulle pendenze così severe della SS24 del Moncenisio, per via della coppia relativamente bassa. Richiede un discreto impegno per tirarne fuori il massimo: la sfida sta nel tenerlo in quella zona magica del contagiri, sopra i 6000 giri/minuto. Poi tutto il resto viene da sé, grazie ad un telaio generoso e all’assetto che lavorano in perfetta sintonia. La piccola S affronta una curva dopo l’altra senza esitazione, pennellando traiettorie a cavallo della linea bianca. Sempre neutra, precisa e affilata, assaporo pienamente il flow della guida.

La semplicità e la bontà degli ingredienti è la forza della S2000. Tolto forse l’enorme pulsante rosso di accensione, nulla è stato messo per fare scena, ma per una precisa funzione: coinvolgere il guidatore, accorciando la distanza tra l’uomo e la macchina. Un approccio simile per molti versi a quello di Toyota con la sua GT86. Macchine pensate per far divertire, senza dover per forza raggiungere velocità proibitive. Sulla S poi si può godere di tutta l’esperienza di guida senza il filtro metallico del tetto. E in una giornata come questa fa la differenza! 
L’ultimo scollino apre le porte alla piana che conduce rettilinea al mitico muro di tornanti della Gran Scala, sfida finale prima del traguardo del Moncenisio. E’ facile sentirsi un pò come Vincenzo Lancia in quel giorno di 108 anni fa, anche lui alla guida di una vettura scoperta, trainata da 4 cilindri… Certo, siamo abituati ormai a compatte sportive infarcite di turbine e quattro ruote motrici, addomesticante dall’elettronica, che sono senz’altro più efficaci, veloci ed immediate. Eppure, seduti dietro a questo lungo cofano arancione, sembra che non ci sia nulla che manchi veramente.

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