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DAI TŌGE ALLA PISTA: STORIA DI UNA S13.5

Foto di Tommaso Bertotti e Tonino Gussio
Parole di Tonino Gussio
Grazie a Maurizio e ad Alice per la giornata di traversi memorabili all’ Autodromo di Modena

Sveglia la mattina presto, molto presto, perché la location di oggi sarà l’autodromo di Modena. L’auto l’avete già vista, ricordate? Rinfrescatevi la memoria, ci aspettava al rientro dal nostro tōge appeninico in Liguria… non è chiaramente la solita giapponese da poser elaborata dal meccanico di paese, ma è stata preparata per correre nei campionati di drift sia nazionali che europei, con tanto di omologazione FIA.

Maurizio la ritira nel 2017 dalla Polonia che già monta il rollbar e un motore 2JZ-GE convertito a turbo, ma dopo qualche test decide di montare un 2JZ-GTE che sviluppava 550cv. Tanta potenza ma anche tanta coppia: i semiassi vanno via come il pane, e per ovviare a questo problema Maurizio decide di farseli fare ad-hoc dalla stessa azienda che li produce per il campionato GT3. Ovviamente è una macchina da corsa, e come tale ama dare problemi: alla tappa di Modena del campionato italiano del 2019 sbronzina in gara. Auto sul carrello e dritti in officina. Il motore viene rifatto da zero e si approfitta per montare componenti ancora più performanti, telaio e sospensioni vengono ripristinati e rivisti per intero, fino ad ottenere l’auto che oggi è qui con noi.

Bella storia, ora sono ancora più curioso di vederla all’opera. Dopo aver messo benzina nel serbatoio, Maurizio si cala nell’abitacolo e attendo in religioso silenzio, mentre inizia la procedura di accensione. Attaccare la batteria, sollevare la levetta della pompa-benzina #1, fare lo stesso con la pompa-benzina #2, premere il tasto START. Qualche giro a vuoto, poi il motore si accende. Non ho applaudito, ma c’ero quasi. 6 cilindri turbo made in Japan, che voce inconfondibile.

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Quanto è assurdo (e bellissimo) il mondo del drift… Nell’abitacolo oltre alla postazione di guida non c’è nient’altro. Sedile monoscocca con le cinture a 5 punti, volante a calice, display digitale con numero di giri, indicatore marcia e 4 spie essenziali. A destra una console con i comandi delle pompe benzina, delle ventole e l’accensione, ovviamente la leva del cambio. Il tutto racchiuso dentro un rollbar. Quasi tutta la carrozzeria è in vetroresina, leggerissima, e in qualche modo ti porta a pensare che prima o poi qualcosa si possa staccare (spoiler: in effetti succede).

Mentre l’auto esce lentamente dai box, io mi posiziono in pista. Un giro di riscaldamento, poi inizia a danzare nervosa tra una curva e l’altra, con il posteriore che allarga ad ogni minimo accenno di gas, accompagnato dallo sbuffo del turbo e dall’urlo dello scarico. Lo spettacolo vale ogni singolo minuto di viaggio fatto per arrivare qui.

Usando un’accurata combinazione di acceleratore, freno e cambio Maurizio mantiene perfettamente un traverso dopo l’altro fino all’uscita di curva. Quasi spaventoso da vedere da fuori… Ma da dentro? beh, togliete il quasi. Già dal primo giro (come passeggero eh) ho realizzato che questa è un’auto da professionisti e il ragazzo al volante rientra a pieno titolo nella categoria. Il telaio della S13 rende il comportamento prevedibile, ma 740cv sono pur sempre una potenza difficile da gestire. Il differenziale ed il cambio fanno gli straordinari per gestire gli 815nm di coppia, e si sente. Pur avendo montato per l’occasione delle gomme invernali (meno aderenza per più traversi a bassa velocità, necessità fotografiche), la trazione rimane notevole e staccare la testa dal sedile in accelerazione impossibile.

Mi volto per osservare lo sguardo di Mauri, ed è esattamente come lo immaginavo: un bambino felice di giocare con il suo giocattolo preferito. È l’unico sguardo possibile quando ti godi ogni singolo momento a bordo dell’auto che ti sei costruito e per la quale hai sudato, sperato, e… imprecato ad ogni guasto.

Durante l’ultimo giro per tornare ai box Maurizio mi dice una cosa che capisco totalmente: “Ogni volta che da problemi o che si rompe qualcosa dico sempre che voglio darla via, ma ogni volta che la uso vorrei tenerla per sempre”. C’è l’essenza di ogni appassionato che possa definirsi tale in quella frase. L’automobilismo, soprattutto a questi livelli, è costoso, scoraggiante e irritante per la maggior parte del tempo, ma bastano quei pochi momenti in cui siete solo tu e lei e tutto torna a posto, ti dimentichi di tutto quello che hai passato, delle sere in officina e dei soldi per i ricambi, e vorresti che quel momento non finisse mai. In loop, per sempre.

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