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Monza Historic 2020

Foto e Testo di Armando Musotto

Sento il rombo di un motore diventare armonioso, una Porsche 962 affronta la Prima Variante e scintille e frammenti di gomma rimbalzano improvvisamente sulla pista. Quando sono in circuito con tutta la mia attrezzatura, quando le foglie volteggiano sull’asfalto dopo essere state risucchiate dalla scia di una vettura, mi ritrovo a pensare al concetto di velocità. Ho sempre guardato alla velocità come ad una dea violenta.
Una dea che devi placare, perché è sempre nervosa. Se c’è un luogo dove puoi trovarla, quello è l’Autodromo di Monza, tempio della velocità, arena dell’accelerazione. Chiamatelo come preferite: nell’immaginario collettivo di tutti gli appassionati di auto è da sempre uno dei punti di riferimento assoluti.

La velocità con cui un oggetto si muove in uno spazio ha da sempre un enorme impatto sulla mia vita, e influenza ovviamente le mie preferenze in fatto di auto e circuiti. Sono un grande fan dell’ aerodinamica e l’Autodromo è una di quelle piste che amo e odio allo stesso tempo. Da fotografo, mi ha sempre lasciato un sapore agrodolce, perché a fatica ho saputo interpretarla come avrei voluto. Da appassionato ancora oggi mi incute timore, ma allo stesso tempo la adoro per le velocità folli e la sua capacità di spremere al massimo le auto, di farle urlare così forte da rendere i tappi per le orecchie un mero oggetto estetico.

Le mie gambe tornano spesso a percorrere i bordi di questa striscia d’asfalto immersa nel parco omonimo: la pista ospita vari eventi durante l’anno. Tuttavia, il mio amore per le auto d’epoca mi fa sempre prediligere quell’ultimo, caldo, bellissimo weekend di settembre dove una moltitudine di vetture da corsa dei tempi che furono si sfidano, dando vita a scenari antichi e riprendendo lotte non ancora concluse. È il campionato PeterAuto che torna a solcare l’asfalto del Tempio della Velocità, nove le categorie di battaglia, tre i giorni di corse al fulmicotone dalla linea di partenza al traguardo, senza (quasi) mai mollare l’acceleratore.

È venerdì, le batterie delle auto escono numerose e rumorose, le bandiere sventolate dai commissari di percorso danno un’andatura veloce all’evento. Lo stesso ritmo scandirà anche le gare di sabato e domenica, quando le vetture si metteranno in mostra in una vera competizione. Gruppo C, Porsche Cup 2 Litri, Heritage Touring Cup… Non mi piacciono le notizie fatte di numeri, ma adoro il fatto che, nonostante la situazione sanitaria mondiale,  duecentocinquanta automobili abbiano colorato questo weekend di settembre alla corte della Dea della Velocità, che saluta ancora una volta i piloti che hanno osato sfidarla.

In una piccola parte del mio cuore di appassionato, questa manifestazione mi rimanda a quei meravigliosi fine settimana della 1000 km di Monza, al concentrato di adrenalina ed emozioni che dovevano essere, ma che non ho mai avuto la possibilità di vivere. Le grandi Case a sfidarsi per la vittoria, i piloti sempre al limite, la competizione selvaggia.

La velocità. Il mio rapporto con lei non cambierà mai. È ancora capace di commuovermi e di rendermi felice. Ma forse non è così violenta con me e forse dovrei essere un soggetto più gentile con lei.
L’ultimo grido di una Porsche 962 in Parabolica mi rimette a terra.
A Monza si chiude il sipario.

the Soulful Driver

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