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VIRTUAL RIG SHOT

1/ INTRODUZIONE

Abbiamo visto come si fa un panning e accennato cosa è un rolling (approfondiremo anche questo). Nello stesso articolo abbiamo anche parlato della possibilità di ricreare o migliorare questi scatti in maniera virtuale: ora approfondiamo la prima, dato che la seconda è una versione semplificata dello stesso processo. Mettetevi comodi.

2/ COSA SERVE

Di cosa abbiamo bisogno per creare un panning/rolling virtuale? Dal lato attrezzatura, ci sono tre elementi che per quanto mi riguarda sono indispensabili:

  • treppiede
  • telecomando wireless
  • filtro polarizzatore


Treppiede e telecomando servono per bloccare l’inquadratura (avremo bisogno di più scatti con la stessa composizione). È importante che il treppiede sia stabile e dimensionato per il peso della macchina fotografica, altrimenti rischiate minimi cambi di inquadratura. Io uso il classico Manfrotto 055, molto robusto anche in caso di vento o obiettivi pesanti. Per quello che riguarda il telecomando wireless, vi basta il solito Pixel, o quello che preferite, basta evitare i telecomandi a infrarossi, che a volte fanno cilecca. Perché è fondamentale il polarizzatore? Semplice, perché più riflessi riuscite a togliere dalla vettura, più veloce e facile diventerà l’editing. Provare per credere.

Dal punto di vista software, invece ci servono due software:

  • Photoshop
  • Virtual Rig Studio


Queste due app sono disponibili sia per Windows che per MacOS (avrete bisogno di un computer vero). Do per scontato che abbiate Photoshop, che oramai è accessibile a tutti grazie al sistema di abbonamento mensile scontato. Virtual Rig Studio è un programma molto semplice ed intuitivo, che è praticamente lo standard per quanto riguarda i panning/rolling virtuali nel mondo della fotografia commerciale: nonostante questo, fortunatamente, nella sua versione Lite è proposto ad un prezzo estremamente valido (e se volete un ulteriore sconto del 5%, potete usare il nostro codice sconto SOULFUL5)
Dal punto di vista teorico, potreste fare tutto con Photoshop. Vi assicuro che dopo aver provato confrontato il metodo “solo Photoshop” vs quello “Photoshop+Virtual Rig Studio“, non avrete dubbi.

3/ SUL CAMPO

Siete davanti all’automobile da fotografare. La prima cosa da fare è trovare la vostra inquadratura: per un rolling shot le migliori sono quelle con la macchina sulla strada, magari in prossimità di una curva. Fate attenzione all’angolo di sterzo delle ruote anteriori, che sia verosimile.

Scelta l’inquadratura, bloccate la macchina fotografica sul treppiede, e in modalità manuale settate i parametri di cui avete bisogno. Mettete a fuoco e bloccate la l’autofocus. Ora che è tutto congelato, possiamo iniziare a scattare le foto.

Scattate la prima foto, quella con auto e sfondo. Quindi spostate la macchina, e scattate la seconda foto, solo allo sfondo. Con questi due scatti, avete finito il lavoro sul campo: 5minuti scarsi, non male se paragonato al tempo necessario a fare un rolling o un rig shot.

Ora passiamo al lato software della storia.

4/ AL COMPUTER

Aprite Photoshop e caricate in livelli le due immagini che avete scattato. Grazie al vostro treppiede, allineare le due immagini sarà praticamente una formalità, spesso sarà un semplice controllo. 

Sul livello della vettura eliminate lo sfondo (mantenete l’ombra). Usate una maschera, non la gomma!
Se le ruote sono visibili, usate il filtro “sfocatura rotazione“, aiutandovi con maschere e clonazioni per mantenere un effetto verosimile (le pinze freno devono essere nitide). 
Finito con il primo livello, passate al livello dello sfondo. Qui come accenavo prima abbiamo due scelte: Photoshop o Virtual Rig Studio.

In Photoshop, con il livello sfondo selezionato, lanciate il filtro “sfocatura tracciato“. Si aprirà una schermata dedicata in cui potrete disegnare delle “frecce”, che dovrete orientare nella direzione del movimento della vettura. Se siete su una strada, utilizzate le linee sull’asfalto come riferimento. È importante non “risparmiare” sul numero di frecce, anche perché scoprirete presto che se lasciate troppa libertà di interpretazione al software di Adobe, lui creerà artefatti bizzarri nell’immagine.
Per ogni freccia possiamo gestire la quantità di sfocatura cliccando sulle due estremità delle frecce e regolando il parametro “velocità finale”, mentre usando il tab “velocità” si può agire contemporaneamente su tutto l’insieme di frecce che avete disegnato.
Vi consiglio di disattivare l’anteprima, e riattivarla giusto nel momento in cui avrete posizionato tutte le frecce: è una cosa che alleggerisce parecchio il lavoro sul pc, specie se state lavorando su immagini grandi. 
My 2 cent: la qualità non eccelsa del risultato, assieme alla lentezza con cui il filtro lavora (cosa che lo rende poco comodo per modifiche e tentativi) mi han sempre fatto passare la voglia di utilizzare questo filtro in maniera esclusiva.

Se invece decidete di usare Virtual Rig Studio, dovete salvare l’immagine dello sfondo come file a parte, lanciare l’applicazione e creare un nuovo progetto, in cui richiamerete appunto l’immagine appena salvata. A questo punto selezionate lo strumento “blurrer” e tracciate anche qui le vostre frecce, la metodologia è analoga a quella di Photoshop.
Come opzione aggiuntiva, per rendere più realistica l’immagine potete anche introdurre un micromosso utilizzando il pannello “jitter effect”. Una volta che l’anteprima vi soddisfa, cliccate su “render” ed avrete la vostra immagine ad alta qualità, che potrete ricaricare in Photoshop, per poi procedere a esportare l’immagine finale.

Rispetto a Photoshop il lavoro su Virtual Rig è molto più veloce (l’anteprima è decisamente più ottimizzata) e permette un risultato più preciso e naturale. Queste differenze in meglio sono dovute al fatto che Virtual Rig è ottimizzato per uno specifico utilizzo automotive, a differenza di Photoshop. Se siete amatori, la versione Lite vale tranquillamente la maggiore facilità di realizzazione. Se siete professionisti, il costo della versione Pro si ripaga molto in fretta.

5/ QUANDO CONVIENE

Metto le mani avanti: praticamente tutto quello che si fa con Photoshop e Virtual Rig Studio può essere ottenuto anche sul campo, senza nessun software. Qui gli amici puristi sorridono, amano convincersi del fatto che chi ricorre al virtuale lo fa perché difetta di tecnica, ed è quindi un fotografo mediocre. Sfortunatamente per loro, non è così. 

Talvolta, benché uno scatto sia molto gradito, molto d’effetto, o persino necessario in un servizio, non è possibile realizzarlo fisicamente, o è molto sconveniente farlo, a prescindere dal fatto che voi siate maestri nella tecnica necessaria. Un po’ di esempi?

State fotografando una Miura del 1967, valore intorno al milione di euro. Vorreste realizzare un rig shot, ma… Riparare un danno minimo alla carrozzeria o sostituire un vetro costa probabilmente molto più di quanto guadagnate con il servizio. Siete sicuri di volere attaccare tubi e ventose su questa macchina?

Ancora, dovete fare un rolling shot ad una vettura, ma siccome il budget è minimo, siete da soli: nessuno che possa scarrozzarvi mentre voi scattate dal baule. Difficile portare a casa lo scatto, senza l’aiuto delle due famigerate app.

Oppure, servizio completo da scattare, ma poco più di un’ora per fare tutto. Montare un rig per uno scatto singolo porta via almeno mezzora. Il rolling e il panning rischiano di non rubare tanto tempo in meno. Cosa facciamo, ci limitiamo a delle foto statiche, quando potremo ottenere comunque delle foto in movimento?

Per farla breve: se siete fotografi difficilmente avrete carta bianca per fare tutto. Se quello è il caso, o siete molto fortunati, o siete amatori che possono permettersi di scattare solo quando tutti i pianeti sono allineati (e per voi la fotografia è un hobby, per quanto siate bravi).
Le tecniche virtuali ci danno permettono di aumentare le nostre possibilità di riuscire a ottenere uno scatto come lo abbiamo in mente. Non sono nient’altro che strumenti creativi. E’ stupido decidere di non utilizzarle per una questione di principio.

Un’ultima precisazione. Non fraintendetemi: il tempo speso davanti al pc per dare l’effetto del movimento alle vostre foto non è gratis. Se dovete produrre qualche decina di panning (come può capitare coprendo una gara in circuito), magari in tempi rapidi, pensare di fare tutto in post-produzione sarebbe un suicidio.

È fondamentale che sappiate usare tutte le tecniche. E scegliere quale usare in base alla situazione, per ottenere il massimo beneficio rispetto al vostro obiettivo.

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